ADDIO TOVAGLIOLI SORGENTI
Jean Blanchaert e Elena Agudio


Reduci dall’esperienza del “13x17”, formato scaramantico che ha determinato le dimensioni delle opere giunte a Venezia alla Chiesa di San Gallo durante la Biennale del 2005, non ci siamo spaventati nel vedere i 780 lavori che Sara Sist e Laura Aliprandi hanno raccolto per rilanciare, insieme all’attuale proprietario del ristorante, il premio “Un menù per La Colomba”. Difatti, a Venezia, in occasione del “13x17”, c’erano pervenuti circa 1200 piccoli quadri entrati a far parte del grande mosaico che in più di un anno ha già fatto il giro di tutto lo stivale: Venezia, Biella, Potenza, Milano, Napoli, Pescara, Palermo, Albisola. Queste sono le tappe toccate dalla mostra. Anche i formati piccoli consentono agli artisti che sappiano esprimersi di dire comunque ciò che vogliono; se ci sono riusciti quelli che hanno dipinto nei confini del cabalistico ma difficile formato 13x17, certamente i pittori chiamati a concorrere al Premio La Colomba si saranno trovati più a loro agio con il più comodo 32x35 stabilito dal regolamento.

Questo premio che fu così prestigioso ai tempi della gestione di Arturo Deana è stato poi coraggiosamente riproposto da Lino Cazzavillan che già nel ’93 lo istituì nuovamente.

Quest’anno, dopo undici anni di pausa, sempre grazie a Lino Cazzavillan, “Un menu per La Colomba” viene riorganizzato in collaborazione con la Galleria 3D.

Perché coraggiosamente? Perché i tempi sono cambiati e le cose stanno in un altro modo. Il vaso di Pandora si è rovesciato. Deana era sicuramente un buon collezionista, però viveva anche in un periodo in cui le avanguardie si formavano seduti ai tavoli dei caffé e dei ristoranti, dove intellettuali, intelligenti e non; artisti, di talento e negati; musicisti, autentici e improvvisati si confrontavano quotidianamente e dibattevano di politica, di arte, o anche solo di leggerezze. Tutti negli stessi luoghi. Per questo è naturale trovare in un locale come La Colomba – che a quel tempo era frequentato e conosciuto da tutti – il segno concreto del passaggio degli artisti più importanti. Secondo l’antica tradizione del locale, nato nel 1929 come osteria con stallo dove marinai e gondolieri potevano portarsi il cibo da casa, alla Colomba erano tutti bene accetti e chi non poteva pagare il conto barattava cibo contro quadro. Erano gli anni di Carrà, Tosi, Guidi, Morandi, De Pisis, Martini, Sironi, De Chirico, Campigli, Chagall, Kokoshka, Picasso. Erano le serate in cui Peggy Guggenheim arrivava con il suo stuolo di artisti al seguito per incontrarsi con i Duchi di Windsor, con pittori illustri o scalcagnati, con i reali di Danimarca e di Grecia, con aspiranti scultori, con Igor Stravinskji, Maria Callas, Toscanini, Frank Lloyd Wright e con il famoso gondoliere Silvano. Con un simile e prestigioso viavai la collezione di Deana si creò quasi naturalmente. E nel settembre del 1953 nacque, per la curatela di Carlo Cardazzo, Il Menu per La Colomba.Questi bellissimi menu 30x30 sono tuttora esposti nella grande sala interna del ristorante. Quella di quest’anno è la prima edizione del terzo millennio e vede tra i protagonisti anche la fotografia digitale. L’entusiastica e incontenibile risposta da parte di artisti di tutto il mondo, pittori, grafici, fotografi, illustratori e disegnatori, che hanno inviato via terra, via mare, via cielo, centinaia e centinaia di lavori sul tema della Colomba è stata la vera novità. Negli ambienti alternativi e non ufficiali dell’arte la voglia di partecipazione si sta facendo dato quasi stabile: infinite sono le occasioni di dibattito in cui la voce eterodossa di chi è al di fuori del sistema consolidato della tribù dell’arte internazionale e di chi lavora senza alcuna legittimazione di mercato incomincia a farsi interessante. Così è stato per la carbonara e ribelle adesione al progetto di 13x17, che ha permesso di far sentire, ad alta voce ma con tono pacato, le ragioni di chi stava dall’altra parte e la necessità di restituire un Padiglione italiano agli italici.Così è per quegli artisti che ogni giorno si svegliano la mattina e continuano pervicacemente a lavorare sicuri di un non successo quotidiano.

Organizzare un premio menu per la colomba è oggi più coraggioso anche perché non ci sono tutti questi Picasso in circolazione. Lo sforzo consiste nel tenere vivi la tradizione e il filo del discorso pur in un periodo difficile come il nostro.

Con la resurrezione della Fenice ora ci aspettiamo che La Colomba spicchi nuovamente il volo.

L’atmosfera della premiazione è stata seria, simpatica e vivace. C’è stato un grande dibatitto per l’assegnazione dei premi che alla fine, sono stati sei: due ex-equo per la categoria maggiore, due exequo per i giovani e due terzi posti. Il primo premio assoluto è stato assegnato all’artista Rosaria Boemi che con sapienza tessile e grafica ha intrecciato fili di vetro fino a comporre una colomba in volo.Vista in controluce, quest’imagine sembra librarsi. Per cio è stato scelto di premiare quest’opera, perché è bella ed è fatta di vetro.Come Venezia. L’altro lavoro che ha meritato, seppure a pari merito, il primo premio, è quello di Iva Recchia raffigurante un ragazzo undicenne che guarda il menu della Colomba cercando con gioia e avidità la mousse ai tre cioccolati con salsa alla vaniglia bourbon e tulle croccante al cacao. Il bambino si è già scofanato una grigliata di pesce e, di primo, ha mangiato il risotto ai funghi porcini,chiodini e finferli o chantereles o perseghit che dir si voglia. Come antipasto aveva preso il carpaccio di branzino al basilico su cuscino di mela verde e finocchi con salsa ai limoni di costiera. Mentre i suoi genitori avevano innaffiato queste prelibatezze con del Soave Vicentini lui, Marco detto Marcone aveva preteso e ottenuto la Coca-Cola familiare.

La gioia di questo bambino è tale, il quadro è talmente ben dipinto che è stato premiato all’unanimità. Si tratta di un lavoro dove le pennellate sono sapienti come quelle di Mattia Moreni ma il modello pittorico è quello di Lucian Freud. Come però questo lavoro si differenzia dall’erotica e morbosa cifra stilistica del nipote dell’inventore della psicanalisi?

Essendo junghianamente sognante. Si tratta dunque di una rarissima opera freudiana-junghiana che non copia affatto gli umori dell’ illustre pittore a cui si ispira ma ne imita velatamente lo stile. Qui la carne frolla non è quella di ciccione nude sessantenni e mitteleuropee ma soltanto quella del carpaccio di branzino. A Rosario Morra, raffinato pittore con talento grafico va il secondo premio. Il suo lavoro, tecnica mista su carta è diviso in due parti; da un lato, una visione di Venezia dall’alto; dal altro, un’adolescente, bambino o bambina che sia, il cui sguardo potrebbe eserre definito intenso e sarebbe ancora un termine riduttivo. Questo bambino-bambina, ti fissa l’anima e se a Morra è piaciuto Folon, ancora meglio, è piaciuto molto anche a noi. Vogliamo segnalare che Morra è stato l’unico a difendere la categoria degli uomini artisti.Su sei premi, cinque sono stati assegnati a donne. Per il settore giovani si è voluto premiare ex-equo Silvia Sebastiani, autrice di uno spiritosissimo olio su tela dove due ciccioni guardano una colomba viva quasi a dirle: “ocio che se non voli, mangiamo anche te”. L’altro primo premio è andato alla fotografa croata Natasa Radovic che è riuscita a immortalare il momento in cui la colomba spicca il volo. Lo sfondo è verde speranza. Il lavoro che ha meritato il secondo premio è di Chiara Todaro: un personaggio dei fumetti giapponesi sogna in china su carta i piatti prelibati del’antica osteria con stallo. Il passpartout riprende le trame tessili del tovagliolo. Fra i segnalati vorremo ricordare Widianto Utomo, indonesiano. Questo disegno innocente è l’autoritratto a matite colorate di un bambino che gioca con il suo aquilone. Abbiamo l’impressione che piacerebbe a Lele Luzzati, per l’abilità con cui è stato composto e per la determinazione con cui propone una dolce poetica desueta. Infine, Tea Gobbio, fotografa, che ci mostra una donna piegata dal cui collo parte un intricatissima ramificazione. L’effetto ottico è sorprendente, il corpo umano è il tronco e questa selva di legnetti sono i nostri mille pensieri. Poveri noi. Questo è tutto. Auguri al rinato Premio La Colomba.


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