VOLA COLOMBA, VOLA
Philippe Daverio
Grande è il disordine sotto i cieli, la situazione è eccellente. Questa frase la scrisse un pensatore cinese recente prima di iniziare una lunga marcia non sapendo quanto sarebbe stata adatta alla situazione dell’arte negli albori del XXI secolo. Una volta c’erano colombe adatte a raccogliere artisti di immediata comprensione e quindi di immediato successo. Ve n’era una d’oro dalle parti della Costa Azzurra dove veniva regolarmente a colazione l’allegra truppa degli amici di Pablo Picasso. Ve n’era un’ altra più lagunare, non lontana dalla fenice, dove la mente geniale e forse l’abilità gastronomica del Deana, sicuramente la sua inclinazione alla convivialità, radunava da de Pisis a Sironi, da Campigli a de Chirico. Tutto ciò accadeva una volta, prima del mercato antropofago. Oggi il disordine regna, ai tavoli dei ristoranti il pensiero visivo sta calando. O forse è questa solo una impressione di chi, troppo distratto dai rumori della strada, non riesce percepire il rumore leggero del pensiero in crescita. Oggi il disordine regna, il che vuol dire che sono finite le scuole, che sono impossibili gli “ismi”, nessuno s’aggruppa più e per sempre e definitivamente i tavoli della Closerie des Lillas saranno destinati solo ai turisti; americani ieri, cinesi domani. L’arte all’apparenza si celebra solo nella retorica delle grandi inaugurazioni. L’arte s’è fatta l’ultima amenità d’un jetset distratto da eleganze stagionali. Eppure ci devono essere da qualche parte aree di resistenza civile inossidabili al cocktail letale di sushi e champagne. Eroica e degna di encomio è la colomba di Venezia che celebra con convinzione le virtù profonde dell’ombra di rosso o del bianchino collinare, che conosce ancora segreti arcani dei bigoi e sa tutto del saor. Che il saor non è soar, cioè acido come il sauer, ma saor è come sapor, che è quello della vita. Ed allora si capisce l’avventura pericolosa della ricerca nel campo della pittura, l’inclinazione al rischio di sbagliare e la probabile fortuna invece di non sbagliare affatto, stando con convinzione fuori dal conformismo banale.