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CONCORSO INTERNAZIONALE D’ARTE UN MENÙ PER LA COLOMBA
Saverio Simi de Burgis


“Sono per la vita contro la morte, per la pace contro la guerra” dichiarava Picasso negli anni immediatamente successivi alla fine del secondo conflitto bellico in cui si accingeva a vivere una situazione affettivamente serena con la nuova compagna, la ventitreenne di allora Françoise Gilot, per la nascita dei figli Claude e Paloma. Picasso riprende più volte il soggetto della colomba per significare questa sua tensione alla felicità, come nel 1949 quando realizza la nota litografia alla quale consegna tale messaggio di pace.

Da sempre la colomba ha rivestito un rimando simbolico forte e preciso, per il candore delle piume bianche che la rivestono e perché è un animale alato che, al di là dei riferimenti biblici, sin dall’antichità fu utilizzato per trasmettere messaggi tra persone situate in luoghi tra loro distanti in modo da stabilire dei contatti e poter così comunicare.

Penso che sia stata un’analoga consapevolezza a indurre Arturo Deana a mantenere al locale la denominazione “La colomba” quando lo rilevò nel 1929, volendo imprimere, in tal modo, le peculiarità del suo ristorante rivolto a coniugare impresa e cultura richiamando civili commensali, amanti dell’arte, a scambiarsi opinioni e punti di vista, magari diversi, nel quieto convivio, passando da una degustazione di una pietanza all’altra o semplicemente sorseggiando del buon vino.

Si sa è a tavola che spesso nascono le migliori intenzioni, e il binomio arte/cucina ha sempre funzionato in vari ambiti professionali. A maggior ragione in una città che si apprestava a diventare, grazie alle Biennali e ad altre occasioni culturali, il salotto di intellettuali e artisti pronti a mettersi in gioco e a ideare progetti e iniziative importanti.

Questa opportunità non se l’è certo lasciata sfuggire Arturo Deana lanciando a livello internazionale il suo ristorante e, contemporaneamente dando avvio a un’importante collezione d’arte. Su questa linea ha continuato il figlio Giovanni che aveva intrapreso la collaterale gestione dell’hotel Bonvecchiati, dove sin agli inizi del ‘900 usavano alloggiare, quando scendevano in laguna, artisti noti come Medardo Rosso che solitamente faceva tappa da Parigi.

A causa della guerra si era tenuta l’ultima Biennale nel ‘42. Poi una lunga pausa: nell’immediato periodo postbellico, prima della riapertura con l‘edizione del ‘48, la XXIV curata da Pallucchini e Longhi, venne organizzato a Venezia, su iniziativa proprio di Deana, il Premio di Pittura de La Colomba, da molti definita la “piccola Biennale”, nel 1946. In questo generale clima di ricostruzione, altri premi presero piede in città, si consideri, ad esempio, l’importante Premio Burano, dedicato al paesaggio. Alle sue prime edizioni aderirono molti artisti, come Vedova, Santomaso, Pizzinato, Birolli, firmatari del Fronte Nuovo delle Arti, e che si esprimevano all’epoca con un linguaggio neocubista sulla scia delle ultime opere realizzate da Gino Rossi prima di essere definitivamente ricoverato in manicomio.

Nel 1953 nasce, quindi, il “Concorso Internazionale per un menù alla Colomba” al quale parteciparono circa 300 artisti provenienti da tutto il mondo, curata dalla galleria “Il Cavallino” dei fratelli Carlo e Renato Cardazzo. Dopo la morte di Arturo Deana il ristorante e il premio passa nelle mani del figlio Giovanni; in seguito, nel 1989, Lino Cazzavillan ne diventa il nuovo proprietario assumendosi l’onere dell’organizzazione del premio in un contesto però, nel rapporto collezionista-gallerista- artista, ormai mutato in riferimento sia alla clientela del locale che al generale clima vissuto in quel momento in città. Tuttavia, nel desiderio di continuare la tradizione de “La Colomba”, decide di avviare le edizioni del 1993 e del 1995 avvalendosi del supporto organizzativo di Renato Cardazzo che, all’epoca, era il titolare della galleria Il Naviglio di Milano.

Dopo la scomparsa di Cardazzo, una lunga pausa durata più di dieci anni che oggi si è fortunatamente interrotta. Lino Cazzavillan decide così di far rivivere il Concorso che possa in qualche modo ricollegarsi al passato, quanto alle modalità di partecipazione – stesso tema e uguali dimensioni, – ma che guardi, soprattutto, al futuro coinvolgendo nell’organizzazione una nuova galleria veneziana, la 3 D, nata dalla sinergia di tre giovani intraprendenti con la passione dell’arte, Laura Aliprandi, Sara Sist e Laura Ostan, la quale, però, si è staccata dal gruppo in occasione dell’apertura della nuova sede di Mestre.

Da alcuni anni la galleria 3 D sta portando avanti delle iniziative molto significative nel contesto veneziano attuale, rivolgendo l’attenzione alla promozione delle nuove generazioni di artisti attivi in città, ma non solo. Considerando l’odierno clima locale, caratterizzato da un certo immobilismo e da una generale indolenza che hanno in parte contribuito a interrompere e a inaridire le non lontane valide situazioni maturate fino a un recente passato, la sfida si presenta ardua.

Nonostante tutto si percepisce qualche nuovo segnale nel riaccendersi di un certo fermento e interesse nei confronti dell’arte contemporanea, sia nel centro storico che nell’entroterra, soprattutto a Mestre e Marghera.

Allo stesso tempo, tuttavia, possiamo riscontrare la mancanza di un capillare progetto che possa veicolare più adeguatamente le varie risorse e le conseguenti iniziative assieme agli operatori e le istituzioni attive nel settore in città da quelle espositive – Bevilacqua La Masa, Biennale, Centro Candiani, Galleria del Contemporaneo, Vega, le aree di san Giuliano e di Fusina, - a quelle deputate alla formazione delle nuove generazioni l’Accademia, il Conservatorio, e le Università, Ca’ Foscari e I.U.A.V., cui si aggiunge ora lo Studium Generale Marcianum, di indirizzo teologico, di recente fondazione ma che si sta sempre più ampliando e ramificando nel tessuto culturale cittadino grazie all’operosità del Patriarcato.

Sicuramente si sta prefigurando un articolato politecnico, punto di riferimento per tutto il sistema interregionale locale in cui l’arte, specifico e tradizionale, in quanto storico, punto di riferimento per tutta quest’area geografica, potrà avere un ruolo importante, con il supporto e il cointeressamento di iniziative private.

La sfida di nuove realtà come quella rappresentata dalla galleria 3 D si presenta quindi sì difficile, ma l’impegno e la tenacia possono consentire di raggiungere risultati positivi in una concertazione generale rivolta a centrare obiettivi utili a rivitalizzare il nostro ambiente.

Siamo tutti convinti che la città, in termini economici, non possa vivere più soltanto basandosi su un’industria turistica ormai sterile e prevalentemente di tipo consumistico; si deve tornare a valorizzare una vocazione originaria della città, costituita di attività produttive, culturali e artistiche, così fruttuose nel corso del XIX, - pensiamo ai Martini, de Pisis, Guidi, Cesetti, Carlo Scarpa, Viani, Deluigi, Santomaso, Morandis, Bacci, Pizzinato, Music, Vedova, tutti artisti passati tra le tavole imbandite de La Colomba - e il riscontro diretto, in tal senso, ci è fornito dalla stessa ricchezza della collezione Deana, esempio significativo e importante in un contesto valido non soltanto a livello locale.

Oggi la ripresa inedita, per lo meno riflettendo sulle precedenti edizioni, del Concorso per un menù alla Colomba, costituita da una collaborazione con la Fondazione Bevilacqua La Masa, che per statuto ha ancora come fine prioritario la promozione dei giovani artisti cui è interdetto l’accesso alle grandi mostre, è sicuramente indicativo sulle buone intenzioni: ed è un dato concreto il fatto che, proprio a partire da questa edizione, viene istituito e previsto un premio acquisto “La Colomba” in occasione della collettiva dei giovani artisti.

Sin dall’epoca della sua amicizia con Arturo Deana, Diego Valeri, poeta ma pure lucido e fine critico d’arte, aveva compreso le potenzialità intrinseche a una città come Venezia, promuovendo concretamente iniziative rivolte a incrementare i contatti fra gli artisti attivi in città e quelli ormai noti a livello internazionale.

Si vedano inoltre, a questo proposito, le figure determinanti per Deana di Margherita Sarfatti, successivamente di Virgilio Guidi, sulle quali si sofferma, approfondendone i riferimenti, Katia Toso nella sua interessante tesi di laurea. Ovviamente a questi bisognerebbe aggiungere i contributi di personalità fondamentali per gli sviluppi dell’arte contemporanea a Venezia come quelle di Vittorio E. Barbaroux, Ettore Gian Ferrari, Carlo Cardazzo e di Peggy Guggenheim per la loro intraprendenza nel settore del mercato e del collezionismo, e sul versante della critica di Nino Barbantini, Benno Geiger, Silvio Branzi e successivamente di Giuseppe Marchiori, Leone Minassian, Berto Morucchio, Umbro Apollonio, Giuseppe Mazzariol.

Sulla traccia segnata da questi nostri predecessori dobbiamo assolutamente per far sì che Venezia non rimanga più soltanto una vetrina, ma riesca a diventare nuovamente un centro produttivo per lo sviluppo dell’arte contemporanea, nuovo polo di riferimento a livello internazionale.

Dopo un periodo di torpore, grazie a una cointeressata iniziativa privata rappresentata in questo caso da Lino Cazzavillan, sembrano rinascere manifestazioni come questa rivolte a ricreare quell’humus attraverso il quale poter riattivare ulteriori occasioni per rivitalizzare, non soltanto consumisticamente, la città; ci auguriamo che tutto ciò avvenga, con un senso produttivo sano – il che significa pensare a intervenire con spazi ad hoc sul territorio, gallerie, luoghi espositivi, studi per artisti – e per- tanto non aderendo alle logiche mordi e fuggi cui, invece, da qualche tempo, ci siamo troppo abituati con cedimenti a un sentimento di totale rassegnazione. E tutto ciò può essere reso possibile, nel nostro territorio, con il concorso comune e concertato del pubblico e del privato.

Il successo dell’attuale edizione del Concorso Internazionale d’Arte un menù per La Colomba è evidenziato dalla stessa notevole partecipazione alla selezione: sono circa 500 gli artisti che hanno inviato le loro opere – in totale più di 700 - molti gli italiani, ma numerose risultano le adesioni dall’estero. La giuria ha proceduto alla valutazione delle varie proposte garantendo rigorosamente l’anonimato delle opere che sono state quindi prese in considerazione nel loro valore intrinseco, indipendentemente dalla conoscenza o meno dei loro autori.

Per garantire la massima omogeneità di giudizio della commissione si è ritenuto opportuno di esprimere un primo premio ex aequo a Rosaria Boemi e Iva Recchia che ben sintetizzano due linee di tendenza oggi molto seguite: da una parte una concezione minimalista che elegantemente riprende, anche in termini simbolici, la tendenza dell’arte cinetica e programmata degli anni ‘60, vedi Rosaria Boemi con le sue ali di colomba realizzate in sottilissimi fili di vetro che si possono leggere in controluce come tali sul fondo nero del pannello dove sono simmetricamente posizionate; dall’altra ancora la pittura con tutti i suoi espressionistici, chiari e semplici, valori mediatici di Iva Recchia che rende realisticamente il soggetto trattato.

Il secondo premio è stato assegnato a un artista, Rosario Morra, per il suo efficace gusto illustrativo. Stessa sorte per il primo premio riservato ai giovani artisti che è stato attribuito ex aequo principalmente a garanzia di un pluralismo comunicativo nella pari efficacia di potersi esprimere con media diversi ottenendo, comunque, degni risultati: alla pittura di Silvia Sebastiani per il suo senso ironico di un’adeguata aderenza al “tema” della “grande abbuffata” e a Natasa Radovic per il ricorso a un’immagine fotografica di alto valore poetico. Il secondo riconoscimento, invece, è andato a Chiara Toderi che ha realizzato con pochi tratti di penna a sfera, matita e pennarello, una sorta di simpatico Mickey Mouse, trattato però come in un fumetto manga, alle prese con una pietanza, il tutto su un brano di tovaglia quadrettata normalmente utilizzata per colazione.

Considerando nel loro complesso gli ottimi risultati ottenuti, ci auguriamo che si possa continuare, nella città lagunare, la buona consuetudine nel rendere nuovamente attive iniziative come questa in un rapporto più sentito con gli operatori presenti in città e con altre realtà, perché siamo convinti che, prevalentemente nel settore artistico, Venezia possa dare molto, soprattutto nel mantenere fede alla sua vocazione storica più vitale di respiro, appunto, internazionale e in una società sempre più globalizzata, garantire un più oggettivo e pluralistico confronto interculturale.


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